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June 19, 2005
I have a tiny little soul... growing

Bossi is back from his convalescence, good for him, and ready to play Braveheart once again.
If you can read Italian this is a good read...
Fallita una sottoscrizione tra i militanti, il terreno è finito alla Popolare di Lodi
di FILIPPO CECCARELLI
QUANTO costa il sacro? Quanti euro? Quanta fede?
Con qualche azzardata inventiva, si può perfino ammettere che il pratone di Pontida sia, per quanti vogliano crederci, sacro. La parola è impegnativa, ma i leghisti che qui, per la diciannovesima volta, si ritrovano oggi a giurare fedeltà al Bossi risanato e alla Padania, non si sono mai fatti troppi scrupoli dall'invocare un che di religioso, d'inviolabile e mirabolante su quei 20 mila quadrati: "il sacro suolo della libertà" si trova scritto nella pubblicistica padana, "Pontida è la culla della nostra storia", "è nostra madre", "uno spazio magico" e così via.
Il cerimoniale quest'anno appare ancora più ricco di risonanze simboliche e televisive. Così, oltre allo sventolio di una bandiera monstre, sulla venerabile radura è prevista l'elevazione di un cumulo di pietre. Ogni leghista recherà la sua e l'alta massa minerale, alla fine, dovrebbe riassumere lo sforzo ritmico e concentrato d'innumerevoli cammini.
Questa dei sacri sassi non è del tutto nuova. O almeno: alcuni frammenti di roccia furono prelevati sul Monviso nel settembre 1999, ai tempi della fase pagana della Lega, e poi nascosti alle telecamere per timore che facessero cortocircuito visivo con i sassi che proprio allora venivano tirati dai cavalcavia. Ora, Giuseppe Leoni, che è molto cattolico, ha spiegato che l'idea del mucchio di pietre s'ispira a quello cui i pellegrini hanno dato vita fuori dal santuario di Santiago de Compostela. E insomma, vista la santità di Santiago, del giuramento, della madre Padania, delle rocce e di tutto il resto, compresa l'indimenticabile ampolla, ecco, non sembrerà troppo strano che già nel 1998 la Lega decise di comprarsi il benedetto pratone di Pontida.
"Compriamoci Pontida" fu lo slogan. Vennero quindi emessi dei Btp, Buoni Terreno Pontida, da 20-50-200 mila lire per tre distinte pezzature del terreno. Superbo imbonitore, il gran capo: "Ohé - gridò Bossi dal palco - mentre io sto qui a parlare, questi mi si comprano tutte le quote del terreno e non me ne lasciano nemmeno uno spicchio! Tenetemene via sei - ordinò - per mia moglie e per ognuno dei miei figli!". Ed ebbe i lotti dal 496 al 501.
L'operazione politico-finanziaria venne affidata nelle mani di Calderoli. Agli acquirenti delle zolle venne consegnata una pergamena: "Ogni padano potrà raccontare ai nipoti non solo di esserci stato - proclamò l'ineffabile ministro nella cerimonia di consegna - ma anche di aver contribuito a conservare per sempre un sacro luogo di libertà". In tutto, nell'arco di un paio d'anni, furono venduti Btp per 500 milioni. Ma la Lega si era impegnata per 2 miliardi e 750 milioni più Iva. E qui, come già s'intuisce, le cose cominciano a complicarsi.
Perché dei leghisti tutto si può dire meno che siano portati per gli affari. Ogni volta che hanno chiesto soldi per investimenti politici, comunque e regolarmente questi soldi finiscono per incontrare un sacco di difficoltà e disavventure, non di rado creando impicci non sai bene se più buffi o crudeli, considerata la buona fede dei militanti. E' probabile che non sia cattiveria, ma ingenuità e pressapochismo. Ci hanno provato con le cooperative del made in Padania (liquidate in perdita); poi riprovato con le sale del Bingo (chiuse con ignominia); quindi con i villaggi turistici in Croazia (falliti, con grane giudiziarie).
Il capolavoro dello spirito imprenditoriale leghista resta comunque la banca padana, battezzata Credieuronord, lanciata "per liberarci del giogo romano" proprio in contemporanea con i Btp del prato di Pontida. Nella vicenda Credieuronord la voragine è stata anche più seria, e 2.500 risparmiatori padanisti sono rimasti con un palmo di naso, tanto che mesi orsono è dovuta intervenire in soccorso la Banca Popolare di Lodi.
Nel frattempo, ancorché ipotecato alla banca di Fiorani, il pratone ha continuato a ospitare comizi, feste celtiche e perfino sposali tra militanti, reclamizzati sulla Padania con lo slogan "Un giuramento d'amore". Nel 2000 furono emesse e distribuite sul sacro suolo di Pontida delle banconote celebrative, coloratissime e con il volto di Bossi. In verità, anche una stele avrebbe dovuto ricordare, incisi su pietra, i nomi dei singoli sottoscrittori. Poi più modestamente si è parlato di un cartellone. Ora siamo agli anonimi sassi sostitutivi. E al debito da onorare.
Ma il punto vero, al di là delle valutazioni contabili, è che il delicatissimo rapporto fra devozione e denaro va spesso a parare là dove si confrontano fede e credulità. Lo insegnano vecchie favole: "E il campo dei miracoli dov'è?" domandò Pinocchio. "E' qui a due passi". Detto fatto traversarono la città e, usciti fuori dalle mura, si fermarono in un campo solitario che, su per giù, somigliava a tutti gli altri campi.
Ma la "pratoneide padana" non è ancora finita perché nel 2002 l'amministrazione centrista di Pontida stabilì che proprio lì, nel sacro recinto ai cui margini s'erano intanto sistemati un supermercato e delle villette, doveva passare una strada. "Oltraggio!" si ribellò allora l'iperbolico Calderoli, scagliando contro la sindachessa Donadoni tanto di giacobini, Stalin e talebani: "Sarebbe come costruire in piazza del Duomo abbattendo la cattedrale". Si bloccò dunque la variante del piano regolatore che però rendeva il terreno edificabile aumentandone di gran lunga il valore.
L'anno scorso, con il sindaco Vanalli, la Lega ha riconquistato Pontida: e quindi nessuna strada minaccia più, in teoria, l'inviolabilità e l'inedificabilità del pratone. Il guaio è che in pratica questo vale molto di meno, mentre il debito con la banca rischia di costare molto di più.
FILIPPO CECCARELLI Copyright la Repubblica 19/6/2005
Posted by lck at June 19, 2005 11:29 AM
